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ITALIA - Industria/economia



26-10-2010

«Anche i comuni italiani faranno a gara per avere le centrali»



«Anche i comuni italiani faranno a gara per avere le centrali»

Al momento, in Italia, gli enti locali sono nella fase "nimby" (not in my back yard, cioè non nel mio giardino): in altre parole, va bene il nucleare, ma non a casa mia. Secondo Piero Gnudi, presidente dell'Enel, questo atteggiamento è solo la conseguenza di una comunicazione ancora insufficiente: «Penso che quando spiegheremo i rischi, e spiegheremo i vantaggi, anche in Italia ci saranno comuni che vorranno avere nel proprio territorio delle centrali nucleari».

La gara ad accaparrarsi i siti nucleari è un fenomeno ormai abituale in molti Paesi; è successo anche con i depositi di scorie, per esempio in Spagna e in Svezia. Gnudi ha citato l'esempio francese: «Quando hanno scelto Flamanville c'erano già 5 comuni che volevano fare un impianto e alla fine ha vinto Flamanville».

Gnudi ha parlato a Bologna, in occasione della quinta tappa del procedimento per coinvolgere le imprese italiane: dopo 4 incontri con aziende del Nord-ovest prima e del Triveneto poi, è stata ora la volta delle industrie emiliane, romagnole, toscane, umbre e marchigiane interessate a partecipare alla "torta" nucleare.

All'incontro hanno partecipato 68 aziende, di cui oltre la metà dell'Emilia Romagna. «Non vogliamo che sia una cosa importata, con impianti "chiavi in mano", ma partecipata da tutto il sistema, industriale ma anche formativo», ha affermato Gnudi, secondo il quale le aziende italiane potranno contribuire per il 70% agli investimenti del programma nucleare italiano: «Non va dimenticato che è un settore in cui eravamo fra i leader al mondo».



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