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MONDO - Ricerca
29-10-2010
I reattori modulari sono il futuro?

Forse sta veramente arrivando il momento dei reattori modulari: reattori piccoli ma accorpabili in modo da formare centrali di potenza arbitraria. L'ultima iniziativa in ordine di tempo è la proposta di costruire un reattore modulare del modello Prism (Power Reactor Innovative Small Module, nel disegno) nel centro di ricerca americano di Savannah River (South Carolina).
Il progetto, avanzato da General Electric-Hitachi e dal Savannah River Nuclear Solutions (SRNS), riguarda un impianto di quarta generazione raffreddato a sodio liquido: costituito da due moduli, avrà una potenza totale di 299 MW.
A settembre, la SRNS aveva firmato un accordo analogo con la società Hyperion per un reattore da 25 MW raffreddato a piombo-bismuto. A luglio invece un'altra società, la Babcock & Wilcox, aveva deciso di costruire un reattore modulare di tipo mPower nella contea di Bedford (Virginia), come prototipo per lo sviluppo di una filiera di reattori modulari.
In tutto 6 società stanno lavorando a progetti di reattori modulari: accanto a colossi come la Westinghouse, la General Electric-Hitachi e la Babcock & Wilcox ci sono piccole società come NuScale, Hyperion e Intellectual Ventures, che è giovane ma ha l'appoggio della TerraPower di Bill Gates.
Secondo Gary Sandquist, professore emerito di ingegneria all'Università dello Utah, il motivo principale del richiamo di questa tecnologia è economico: molte imprese non se la sentono di assumersi il rischio finanziario di una centrale tradizionale, come dimostra anche l'uscita della Constellation dal progetto per un nuovo reattore Epr a Calvert Cliffs (Maryland). Un reattore modulare, con investimenti più calibrati, può attirare l'attenzione di molte più aziende. «La costruzione dei piccoli reattori modulari sarebbe un'enorme opportunità per gli Stati Uniti, che potrebbero riconquistare la leadership globale delle tecnologie nucleari», sostiene Sandquist.
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



