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MONDO - Ricerca
02-11-2010
Anche l’altra fusione fa passi da gigante

Ci sono due approcci principali alla fusione nucleare: quello magnetico, in cui il combustibile allo stato di plasma viene tenuto sospeso per mezzo di campi magnetici e poi riscaldato fino alla temperatura in cui i nuclei atomici si fondono; e quello inerziale, in cui il combustibile si presenta all'inizio sotto forma di una pallina allo stato solido, e viene riscaldato con un potentissimo laser.
Entrambe le tecniche sono promettenti, anche se la prima è la più popolare, soprattutto grazie al progetto Iter in corso di sviluppo a Cadarache (Francia meridionale), con il fondamentale contributo dell'industria italiana.
Ma anche la fusione inerziale sta facendo registrare dei successi notevoli. I ricercatori americani del Lawrence Livermore National Laboratory hanno celebrato un evento definito «una pietra miliare»: con un esperimento senza precedenti, condotto alla National Ignition Facility (NIF), un sistema di 192 laser ha 1 megajoule di energia sul bersaglio.
L'esperimento ha dimostrato la perfetta integrazione di tutti gli elementi tecnologici necessari per la fusione: «Sia da un punto di vista ingegneristico sia fisico questo esperimento è eccezionale. È un grande momento nella storia della fusione inerziale», ha affermato Ed Moses, direttore della NIF.
Per i suoi progressi la NIF si è aggiudicata il premio "Project of the Year" per il 2010 del Project Management Institute. Il vicedirettore generale dell'IAEA Juri Sokolov ha confermato l'importanza di queste ricerche: «La fusione nucleare potrà produrre grandi quantità di energia per millenni. Il problema è come rendere il processo pratico, economico, affidabile e sostenibile. Tutta la ricerca sulla fusione è rivolta a questo scopo. Quando lo raggiungeremo, avremo non solo tanta energia, ma avremo anche sviluppato nuovi materiali, superconduttori, robot, nuovi metodi di analisi e controllo e così via».
Paolo Gangemi
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