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La nuova frontiera è il sud-est asiatico
È nato il consorzio unico giapponese per le esportazioni
MONDO - Politica
05-11-2010
Una alla Russia, una al Giappone…

La prima centrale nucleare del Vietnam sarà costruita dalla Russia, ma già si pensa a quella successiva, per la quale il contratto dovrebbe essere aggiudicato al Giappone. In tutto, il Vietnam punta a costruire entro il 2030 14 reattori, almeno il primo dei quali entro il 2020.
La prima centrale sorgerà nella provincia di Ninh Thuan (su del Paese) e ospitarà due reattori del modello russo VVER da 1200 MW ciascuno; i lavori inizieranno nel 2014 e l'entrata in attività del primo reattore è prevista per il 2020. Sarà la prima centrale nucleare non solo del Vietnam, ma di tutta l'Asia sudorientale.
L'accordo è stato firmato il 31 ottobre a Hanoi da Sergei Kirienko, direttore generale della società nucleare statale russa Rosatom, e da Vu Huy Hoang, ministro vietnamita del commercio e dell'industria, alla presenza dei rispettivi presidenti Dmitry Medvedev e Nguyen Minh Triet.
Lo stesso giorno il primo ministro Nguyen Tan Dung ha firmato con il premier giapponese Naoto Kan un accordo (nella foto) per la seconda centrale, che avrà un iter simile: avrà due reattori, sorgerà anch'essa nella provincia di Ninh Thuan e dovrebbe entrare in funzione nel 2021, poco dopo la centrale "russa".
«Il governo vietnamita ha deciso di scegliere il Giappone come partner per costruire due reattori nel secondo sito nucleare della provincia di Ninh Thuan», recita una nota congiunta. «I negoziati sono praticamente finiti, ma bisogna aspettare che si pronunci il Parlamento giapponese», ha aggiunto Takahiro Shimomura, dell'ambasciata giapponese a Hanoi.
I reattori saranno forniti tramite la neonata International Nuclear Energy Development of Japan (JINED), il consorzio progettato per promuovere nel mondo, e soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, la tecnologia nucleare giapponese.
Per la costruzione delle centrali successive hanno già espresso il loro interesse vari Paesi produttori, fra cui Stati Uniti, Francia e Corea del Sud.
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



