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ITALIA - Commenti



09-11-2010

Il nucleare converrebbe anche se non fosse così economico



Il nucleare converrebbe anche se non fosse così economico

L'energia nucleare abbasserà i costi delle bollette elettriche, ma anche se così non fosse sarebbe lo stesso la tecnologia su cui puntare in Italia. Lo sostiene Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia. In un'intervista al mensile Lo specchio economico, Zampini spiega che l'opzione nucleare è soprattutto una scelta di innovazione tecnologica: l'elettricità prodotta con l'energia nucleare è più economica, ma «anche se il costo non fosse minore, i benefici sarebbero rilevanti».

Insomma, «se si pensa al nucleare solo per il costo del kilowattora, se ne potrebbe fare a meno». Secondo Zampini «La scelta del nucleare non deve tener conto dei costi, ma del rilancio della tecnologia in Italia e delle attività delle industrie italiane. È un progetto di formazione scientifica, di crescita, di trascinamento dell'industria, per riaffermare il Paese all'estero a pari livello con altri grandi gruppi tecnologici e industriali. Significa sviluppo di discipline diverse, riguardanti materiali, fluidodinamica, termodinamica, e questo inevitabilmente amplia il panorama della conoscenza»: il nucleare ha un grande potere di trascinamento tecnologico, come è successo in America con la corsa spaziale.

Gli altri grandi vantaggi sono il riequilibrio del mix elettrico, per ridurre la dipendenza da petrolio e gas, e l'indipendenza energetica. Zampini cita a questo proposito il blackout nazionale del 29 settembre 2003, per un incidente a un cavo di trasporto di elettricità dalla Svizzera: «L'episodio dimostrò la nostra fragilità dovuta al fatto che per anni, da metà del 1990 al 2005, non si è mai seguita una reale politica energetica».

La programmazione è per Zampini una carenza storica italiana. Ora però «l'argomento richiede sicuramente un ragionamento bipartisan con una strategia di lungo periodo: la scelta non è da iscrivere nel programma di un certo Governo, di una certa parte politica, di un'azienda».

E qui si ricade anche nel problema principale: la comunicazione. «Il dibattito sul nucleare, nei modi con cui alcune volte è condotto, conferma la mancanza di un'adeguata sensibilità energetica nazionale. Un Paese tra i più industrializzati del mondo, con una storia tecnologica e scientifica d'avanguardia, non ha condotto e non ha avuto la possibilità di condurre un'analisi, sulle forme primarie di produzione di energia, coerente con il suo status di Paese. Nel 1963 eravamo tra i 3 o 4 Paesi più nuclearizzati; con il referendum del 1987 ne siamo usciti per motivi che non avevano a che fare con la tecnologia, ma solo con la percezione psicologica di un evento, quello di Chernobyl del 1986».

In definitiva, secondo Zampini, «la partita del nucleare va gestita con trasparenza. Inutile dire che non ha problemi, ma è sbagliato e strumentale dire che ne ha troppi».



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Commenti (1). Pagina 1 di 1


AleD

8:24pm - Tuesday, 9 November 2010

Si va be, ma sti dibattiti si fanno o no?
Speriamo che sti siti definitivi escano fuori in fretta e poi si inizi con i dibattiti sul serio, altrimenti rimangono sempre troppe chiacchere, e qui servono fatti!



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