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ITALIA - Formazione/comunicazione



10-11-2010

Il nucleare è l’argomento di attualità



Il nucleare è l’argomento di attualità

Il momento è caldo. Con la nomina del consiglio direttivo dell'Agenzia nucleare, il programma nucleare italiano si smuove, e stimola di conseguenza incontri, conferenze, dibattiti.

Il 7 novembre a Perugia, nel corso del convegno "Energie positive", organizzato e promosso dalla Fondazione Italianieuropei, è intervenuto l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni (nella foto): «Sono un nuclearista convinto ma in Italia l'argomento atomo suscita una serie di reazioni. Se vogliamo convincere le popolazioni bisogna far capire che il nucleare non è pericoloso» piuttosto che insistere sui vantaggi economici. Per il nucleare, secondo Scaroni, «servono investimenti colossali», compresi gli indennizzi per i costi dello smantellamento, se il Paese decide di uscire dal progetto».

Non è d'accordo Massimo D'Alema, esponente di spicco del Partito Democratico. Secondo l'ex presidente del Consiglio «il nucleare è un grande affare per i francesi e non per gli italiani ed è difficilmente gestibile. Porterà grandi commesse alla Francia, e forse anche agli Stati Uniti, ma è più un'idea propagandistica che di politica industriale. È difficile recuperare 25 anni di ritardo se non con costi altissimi». D'Alema preferisce puntare sulle energie rinnovabili, «un'occasione che il Paese deve perseguire».

Scaroni invece sulle energie rinnovabili tradizionali si è detto scettico, definendole «costose e insufficienti a rimpiazzare gli idrocarburi»: eolico, solare e biomasse possono contribuire oggi solo marginalmente al fabbisogno energetico europeo.

A Bergamo, aprendo la Settimana dell'Energia l'8 novembre, il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo ha spiegato che «l'energia rappresenta oggi una grande sfida di democrazia a livello mondiale ed occorre ridisegnare un nuovo modello di sviluppo sostenibile». Per questo «il nucleare rappresenta una scelta di modernizzazione del Paese che si pone contro l'ipocrisia corrente di importare l'energia nucleare dalla vicina Francia».

Nel corso dell'evento Chicco Testa, presidente del Forum nucleare italiano, ha ricordato che «l'Italia è l'unico tra i Paesi del G8 a non aver adottato il nucleare; le rinnovabili da sole non bastano a soddisfare la richiesta nazionale di energia: la vera contrapposizione, quindi, non è tra nucleare e fonti rinnovabili, ma tra atomo e fonti fossili che sono altamente inquinanti».

Il problema delle scorie, uno dei più sentiti dall'opinione pubblica, è stato affrontato da Ernesto Pedrocchi, Professore di Energetica al Politecnico di Milano: «Un reattore da 1000 MW in funzione produce in un anno 5 metri cubi di scorie; 1000 reattori per 100 anni ne producono 500.000 metri cubi. Il Colosseo ha un volume di 1.500.000 metri cubi».

Infine a Roma, nella sede dell'Enel, Stewart Brand, uno dei fondatori dell'ambientalismo, ha presentato il 9 novembre il suo ultimo libro, Una cura per la Terra, in cui conferma il suo impegno ambientalista e spiega perché questo lo ha portato a convertirsi al nucleare.



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Commenti (1). Pagina 1 di 1


AleD

5:45pm - Wednesday, 10 November 2010

Qualcuno dica a D'Alema e agli altri che l'unico uso possibile per distaccarsi dai fossili di eolico e solare è quello abbinato a nuovi bacini idroelettrici che facciano da "disaccoppiamento" verso la generazione elettrica altrimenti non precidibile e non controllabile.
Poi vediamo quanti italiani si mettono di traverso pure di fronte a questa esigenza, dopo aver chiarito che è l'unico modo sensato di usare quelle fonti se non si vuole usare il solito termoelettrico a gas/carbone tradizionale per tappare i buchi di produzione non programmabili. Ma facendo così col cavolo che ci si stacca dai fossili, anzi!



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