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MONDO - Energia
12-11-2010
Venezuela: energia nucleare per risparmiare petrolio

Il Venezuela, uno dei grandi esportatori di petrolio, sta cercando di riconvertire il proprio sistema energetico introducendo il nucleare e riducendo il ricorso ai combustibili fossili.
Ratificando il 9 novembre l'accordo di cooperazione nucleare firmato con la Russia, il Parlamento venezuelano ha dato il via libera al programma nucleare nazionale, che dovrebbe portare, nelle intenzioni, alla costruzione della prima centrale nucleare del Paese.
Il progetto prevede un reattore russo ad acqua pressurizzata da 1200 MW, che potrebbe produrre elettricità per 10 miliardi di kWh all'anno: una cifra che si avvicina ai 13 miliardi di kWh all'anno che il Venezuela produce con il petrolio, pari all'11% dell'elettricità nazionale. In questo modo il Paese potrà risparmiare 15 milioni di barili di petrolio all'anno: potranno essere aggiunti alle esportazioni, con un guadagno di un miliardo di dollari (circa 730 milioni di euro).
La centrale nucleare dovrebbe fornire il carico base, mentre una parte del petrolio continuerebbe a essere usata per la gestione dei picchi: è la strategia che stanno perseguendo anche altri Paesi produttori di petrolio, come gli Emirati Arabi Uniti, l'Iran e la stessa Russia.
In realtà, l'energia nucleare non è una novità per il Venezuela: dal 1960 al 1994 l'Instituto Venezolano de Investigaciones Científicas (IVIC) ha gestito un piccolo reattore di ricerca da 3 MW termici, a scopi medici, industriali e agricoli. Fra un piccolo reattore e una grande centrale allacciata alla rete elettrica però la differenza è abissale.
L'accordo con la Russia prevede in primo luogo il rinnovamento del personale specializzato venezuelano, e in seguito riguarderà gli aspetti principali di un programma nucleare: infrastrutture normative, misure di sicurezza, protezione ambientale, sistemi di emergenza.
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