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MONDO - Formazione/comunicazione
18-11-2010
Comunicazione al pubblico: impariamo dal Giappone

L'elemento cruciale per la riuscita di un programma nucleare è la comunicazione al pubblico: è un principio ben noto, che ora il ricercatore thailandese Chanwit Chaikan invoca anche per il suo Paese.
Il governo thailandese vuole infatti costruire 5 reattori, con una potenza complessiva di 5000 MW, per garantire la sicurezza energetica senza aumentare le emissioni di gas serra, ma incontra forti resistenze nell'opinione pubblica.
Il direttore del settore nucleare della società elettrica Egat, Supaphon Rattanakorn, ha affermato che le autorità stanno cercando di informare il pubblico, che però è per lo più ostile alla costruzione di impianti nucleari nella propria zona: la tipica sindrome nimby (not in my back yard, non nel mio giardino). La Thailandia ha avuto in passato reattori nucleari, usati però a scopo di ricerca e mai per la produzione di elettricità su larga scala.
Secondo Chaikan il pubblico dev'essere coinvolto fin dalle prime fasi decisionali, in modo che sia consapevole dei vantaggi dell'energia nucleare. A questo proposito cita l'esempio del Giappone, che ha avviato il proprio programma nucleare nel 1954: nonostante la popolazione fosse traumatizzata dopo la seconda guerra mondiale dall'esperienza delle bombe atomiche, lo sviluppo del nucleare civile è andato avanti in modo positivo.
La strategia consisteva nel dare la massima priorità al coinvolgimento della popolazione, mettendo in atto una campagna capillare: il personale dell'ente elettrico nazionale andava a parlare con i cittadini uno per uno. Inoltre il governo pubblicava fumetti sull'energia nucleare, facili da capire. La trasparenza era massima: sui piccoli incidenti avvenuti nelle centrali indagavano commissioni di inchiesta alle quali partecipava anche la cittadinanza.
La costruzione della fiducia è un processo lungo, ma porta i suoi risultati: oggi il Giappone ha 17 centrali nucleari, con un totale di 55 reattori, che forniscono il 30% dell'elettricità del Paese.
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



