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ITALIA - Industria/economia
23-11-2010
Ma quanto ci costò l’averlo abbandonato?
L'uscita dal nucleare, nel 1987, ha significato per l'Italia un costo enorme: fra 28 e 44 miliardi di euro. Lo sostiene un nuovo rapporto, intitolato "I costi del mancato sviluppo nucleare in Italia" e realizzato dalla società di consulenza Agici Finanza e Impresa.
Questi costi non solo non sono stati assorbiti con il passare del tempo, ma anzi pesano sempre di più: «Dal 2000, infatti, con i prezzi del metano in aumento e quelli di produzione atomica ormai stabilizzati, i "costi del non fare" hanno cominciato a farsi sentire in modo evidente», ha commentato Andrea Gilardoni (nella foto), presidente di Agici e docente di economia all'Università Bocconi.
Intervenendo alla presentazione del rapporto a Milano, nel corso dell'incontro "Fare i conti col nucleare. Comprendere il passato per costruire il futuro", Gilardoni ha spiegato che il prezzo «è stato pagato dai clienti elettrici con bollette più care».
Ai danni economici vanno aggiunti quelli indiretti: «Abbiamo dissipato know-how e commercio internazionale». Per fortuna la dispersione non è stata totale, anche grazie al fatto che «società come Enel hanno continuato a implementare all'estero la loro esperienza nella tecnologia nucleare». Perciò l'Italia, tornando al nucleare, «non ricomincia da zero».
La rinuncia all'energia nucleare, secondo Gilardoni, non ha provocato però solo disastri: ha messo in moto meccanismi con i quali il sistema energetico italiano ha trovato strade alternative, come le centrali a ciclo combinato.
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