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MONDO - Industria/economia
25-11-2010
La Cina diventerà un concorrente anche per l’industria dei reattori

Manca poco all'ultimo passo dell'industria nucleare cinese: partendo dai reattori importati dall'Occidente, i tecnici cinesi hanno man mano assimilato la tecnologia e stanno sviluppato un modello nuovo, che la Cina nel 2013 sarà pronta a esportare a sua volta.
Lo ha dichiarato Zhang Shanming, presidente della China Guangdong Nuclear Power Corporation (CGNPC), al convegno internazionale organizzato a Pechino dalla World Nuclear Association e dalla China Nuclear Energy Association.
Il punto di partenza sono stati i due reattori da 900 MW della centrale di Daya Bay: costruiti dalla Framatom (ora Areva) negli anni Ottanta, sono serviti ai tecnici cinesi come base per sviluppare il loro modello CPR-1000. È un reattore intermedio fra la seconda e la terza generazione, con strumentazione e sistemi di controllo digitali. Un reattore CPR-1000 richiede poco più di 3 anni per la costruzione e ha un'attività di 60 anni. Il primo è entrato in funzione nel settembre 2010, e altri 16 sono in costruzione.
Già oggi la Cina importa solo il 10% delle componenti di un reattore. Entro il 2013 i ricercatori cinesi chiariranno gli ultimi aspetti del progetto: il risultato sarà un nuovo reattore di terza generazione interamente cinese, chiamato ACPR-1000, che la CGNPC potrà anche esportare.
Recentemente anche la società americana Westinghouse ha avviato un trasferimento di tecnologie alla Cina, nell'ambito di un contratto per la costruzione di 4 reattori AP-1000 in Cina.
La clausola del trasferimento di conoscenze è stata uno dei motivi che hanno consentito alla Westinghouse ad aggiudicarsi i bandi, ma ha anche suscitato polemiche negli Stati Uniti: da un lato si aprono alla tecnologia americana maggiori spazi nel mercato più promettente del mondo, ma dall'altro si crea la possibilità che la Cina si appropri degli strumenti che la renderebbero autosufficiente e anzi concorrenziale sugli altri mercati.
Di fronte alle sempre più pressanti richieste cinesi di trasferimenti di competenze, la Westinghouse e varie altre aziende occidentali stanno portando avanti una strategia delicata: passare le sofisticate tecnologie ai cinesi, confidando nel fatto che per assimilarle ci metteranno molto tempo.
In effetti l'industria nucleare presenta complessità notevoli, ma la rapidità della crescita cinese solleva molti dubbi: «In molti altri settori industriali questa tattica non ha funzionato perché la Cina si è trasformata presto in un concorrente. Per il nucleare non sappiamo quanto tempo passerà prima che succeda», ha commentato Rajesh Panjwani, specialista di energia della società finanziaria di Hong Kong CLSA.
Paolo Gangemi
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