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ITALIA - Formazione/comunicazione
26-11-2010
L’unico problema in Italia è la sindrome nimby

L'Italia ha bisogno di energia nucleare, ha i mezzi economici e tecnologici necessari e, almeno a livello nazionale, la volontà politica di portare a termine il programma nucleare. L'unico ostacolo serio è la sindrome nimby (not in my back yard, non nel mio giardino): a livello locale sia i cittadini sia i politici si oppongono in gran parte alla costruzione di impianti nucleari sul proprio territorio.
L'analisi della situazione è emersa dall'incontro "Piano Energetico Nazionale: il ruolo del nucleare", organizzato il 25 novembre a Roma dalla Fondazione Ugo La Malfa nell'ambito del suo Progetto Energia, per rendere il dibattito sul nucleare italiano più oggettivo, documentato e soprattutto libero da pregiudiziali ideologiche.
Per quanto riguarda le competenze Francesco Giorgianni, responsabile per gli affari istituzionali di Enel, ha ricordato che l'Enel gestisce al momento ben tre tecnologie nucleari diverse: quella russa nella centrale di Mochovce (Slovacchia), quella americana in Spagna e quella francese a Flamanville.
Perciò, come riassunto da Giovanni Gambardella, ex amministratore delegato di Ansaldo, il problema non è né tecnico, né politico-economico, ma semplicemente politico: ci dev'essere la volontà di farlo.
Partendo da questo, lo stesso Giorgio La Malfa ha sintetizzato la storia del nucleare italiano: quando sono state costruite le prime centrali i politici erano per lo più favorevoli; al massimo era contrario solo chi era sensibile agli interessi petroliferi. Quando, dopo l'incidente di Chernobyl, l'opinione pubblica voltò le spalle al nucleare, i partiti in larga maggioranza si accodarono. Oggi l'opinione pubblica ha quasi superato il trauma di Cherbobyl, e la volontà politica a livello nazionale c'è. Il problema è tradurla in fatti a livello periferico: a volte gli stessi politici che a Roma votano a favore del nucleare, tornano in provincia e si dichiarano contrari.
Per affrontare questa situazione è fondamentale la comunicazione. Per La Malfa «non bisogna fare l'errore di dare l'impressione di imporre una scelta dall'alto: bisogna avere la disponibilità a parlare di tutto».
È d'accordo Sara Romano, direttore generale per l'energia nucleare, le energie rinnovabili e l'efficienza energetica del Ministero dello sviluppo economico: «Dobbiamo parlare, spiegare, garantire trasparenza, efficienza. La comunicazione è una leva importantissima del nostro programma, per un fortissimo coinvolgimento del territorio. Occorre contrastare la sindrome nimby, anche con un pacchetto di benefici per i territori che ospiteranno gli impianti».
Infine, sui dubbi che molti sollevano a proposito dei rischi delle infiltrazioni malavitose, è intervenuto Salvatore Toriello, direttore dei progetti della Fondazione Ugo La Malfa. Citando lo scrittore Roberto Saviano, Toriello ha spiegato che «più è basso il tasso di tecnologia e complessità di un affare, più la camorra ci affonda dentro come un coltello arroventato nel burro. Ma se aumentano le competenze e il grado di internazionalizzazione, la camorra scappa, non ce la fa. Quindi il nucleare potrebbe essere addirittura un viatico contro la camorra, se non per annullarla, almeno per ridurne il peso in questo Paese».
(Nessum commento.)



