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ITALIA - Energia



02-12-2010

Il nucleare in Italia: gli scenari dell’Enea fino al 2050



Il nucleare in Italia: gli scenari dell’Enea fino al 2050

L'energia nucleare contribuirà per il 27% alla riduzione complessiva delle emissioni di anidride carbonica del settore elettrico in Italia fino al 2050, determinando da sola una diminuzione di 11,4 milioni di tonnellate all'anno nel 2030, di 16,9 milioni nel 2040 e di 21,6 milioni nel 2050. I dati sono contenuti nel rapporto "Energia e ambiente - Analisi e scenari" dell'Enea, giunto alla sua undicesima edizione.

Per elaborare il documento, l'Enea ha tracciato la possibile evoluzione temporale di quattro parametri fondamentali: la severità delle politiche per la lotta ai cambiamenti climatici, il prezzo dei combustibili, la crescita economica e l'affermazione di stili di vita più improntati al risparmio energetico. In base alle combinazioni di queste variabili, il rapporto ha elaborato quatto diversi scenari, definiti "stazionario", "evolutivo", "difensivo" e "propositivo".

Mentre in generale gli scenari presentano differenze significative, per quanto riguarda l'energia nucleare ipotizzano tutti la stessa situazione: 7 centrali per 11.000 MW totali nel 2050, la prima delle quali pronta nel 2025.

L'energia nucleare arriverà così a coprire fino al 20% del fabbisogno elettrico in Italia nel 2050. A farne le spese sarà soprattutto il gas, che nel 2050 scenderà dal 49% al 32% dell'elettricità italiana. Il costo totale degli investimenti sarà di 35 miliardi di euro (escluso il decommissionamento degli impianti).

A livello globale, il rapporto Enea considera le stime del World Energy Outlook 2009 e dell'Energy Information Administration americana, che per la produzione di energia nucleare prevedono rispettivamente un aumento del 35% entro il 2030 e del 73% entro il 2035 rispetto ai valori del 2007.

In entrambi i casi la maggior parte dell'aumento verrebbe dalla Cina; una crescita è prevista anche Giappone, India e Stati Uniti, mentre nell'Unione Europea il contributo del nucleare dovrebbe diminuire dal 28% al 19%.



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