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La Westinghouse torna alla carica per l’AP1000 in Italia
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ITALIA - Industria/economia
09-12-2010
Cosa comporterebbe la tecnologia AP1000 per l’Italia

I reattori del modello americano AP1000, costruiti dalla Westinghouse, sono adatti alla realtà italiana, e comporterebbero un grande coinvolgimento delle imprese nazionali.
Lo afferma un rapporto realizzato dalla stessa Westinghouse in collaborazione con il Politecnico di Milano, Ansaldo Nucleare e la fondazione no profit EnergyLab. Lo studio è stato presentato a Milano, nel corso di un evento a cui hanno partecipato Marco Ricotti, docente di impianti nucleari al Politecnico di Milano, Gary Shuttleworth, direttore del settore estero della Westinghouse, Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare e Silvio Bosetti, direttore generale della Fondazione EnergyLab.
Lo studio ha riguardato quattro aree principali: le tecnologie e le problematiche relative ai reattori del modello AP1000, uno studio di prefattibilità per un progetto AP1000 in Italia, una prima valutazione del potenziale dell'industria italiana e le ricadute della ricerca per università, centri di ricerca e industria.
Il reattore AP1000 è uno dei candidati per le prossime centrali nucleari italiane, ma il consorzio Enel-EdF si è orientato per le prime 4 unità verso il modello francese EPR. «Noi ci siamo limitati a verificare la compatibilità del reattore con la normativa e il territorio italiano confermando la possibilità di una loro collocazione sui fiumi, oltre che nelle coste. Tutto il resto verrà dopo il completamento dei passaggi normativi, in particolare dopo la definizione dei consorzi», ha affermato Bosetti, che ha aggiunto: «Abbiamo illustrato a circa 60 imprese le opportunità offerte dall'AP1000, anche se il fine ultimo è quello di creare una filiera italiana del nucleare a prescindere dalla tecnologia».
«L'attività portata avanti è stata molto produttiva ed ha grandemente contribuito ad allargare la nostra conoscenza degli elementi chiave del progetto nucleare italiano. Le quattro aree studiate hanno coinvolto una larga base dell'industria italiana, del mondo accademico e delle imprese del settore energetico. Siamo molto orgogliosi del lavoro fatto e crediamo che sia un prezioso contributo al dibattito sul nucleare. Ci auguriamo che questa positiva collaborazione tra industria, mondo accademico e la Fondazione EnergyLab possa continuare in nuovi settori», ha dichiarato Shuttleworth.
Per Adinolfi infine «la ricognizione dell'industria italiana ha consentito di confermarne l'adeguatezza tecnologica e le ampie possibilità di partecipazione, come confermato dagli ordinativi per circa 300 milioni di dollari che Ansaldo Nucleare e altre società italiane hanno già ricevuto da Westinghouse».
(Nessum commento.)



