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Il nucleare italiano dev’essere italiano
Il nucleare è un’opportunità per l’industria italiana, soprattutto nel Nord
ITALIA - Industria/economia
10-12-2010
Le centrali italiane saranno costruite al 70% da imprese lombarde

Il progetto delle prossime centrali nucleari italiane sarà francese o americano, ma le forniture saranno in gran parte italiane: le industrie lombarde saranno in grado di fornire fino al 69% di ogni centrale. Lo afferma uno studio condotto da Euroimpresa, l'Agenzia di sviluppo territoriale che promuove il Distretto dell'energia dell'Alto milanese, a partire da un'analisi del Centro studi di Confindustria.
Tradotto in termini economici questo vuol dire che sui 3,8 miliardi previsti per un reattore da 1600 MW, come l'EPR francese, 2,64 miliardi andranno alle imprese del distretto lombardo.
Per ogni centrale, secondo Euroimpresa, l'affare più sostanzioso verrebbe dalle opere civili (isola nucleare e convenzionale e torri di raffreddamento), per un totale di 800 milioni di euro. Quasi altrettanto valgono le forniture termomeccaniche (subforniture, generatore di vapore, ciclo termico, turbina a vapore, semilavorati e componenti meccaniche dell'isola nucleare): 750 milioni. Per l'isola nucleare e quella convenzionale si aggiungono poi 450 milioni per l'installazione e il montaggio e 400 milioni per il contratto Epc (Engineering, Procurement and Construction), tra ingegneria e impiantistica. Infine la valutazione è di 180 milioni per la componentistica elettrica e 60 milioni per strumentazione e sistemi di controllo.
«Le stime sono indicative perché la localizzazione del sito condiziona i costi. Si tratta di un calcolo di massima per il sistema lombardo, a prescindere dall'individuazione dell'area. L'incarico a un main contractor lombardo per le opere civili, per esempio, non impedisce che questi possa acquisire servizi e subforniture altrove», ha spiegato al Sole 24 Ore Giovanni Minelli, technical supervisor di Euroimpresa.
Per diverse delle imprese coinvolte l'industria nucleare non è un salto nel buio: molte infatti partecipano già ai cantieri delle centrali EPR in costruzione a Flamanville (Francia) e Mochovce (Slovacchia).
«Chi oggi lavora nel nucleare deve poter vantare una struttura ben organizzata, perché significa lavorare esclusivamente con l'estero. Produrre una centrale in Italia sarebbe un'occasione per allargare il mercato interno e un'ottima referenza per andare sui mercati stranieri», ha concluso Minelli.
(Nessum commento.)



