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ITALIA - Commenti



13-12-2010

Sì al nucleare ma bisogna fare presto



Sì al nucleare ma bisogna fare presto

Gli industriali italiani sono favorevoli al ritorno dell'energia nucleare, ma sono preoccupati dei ritardi già accumulati dal programma governativo. È l'opinione di Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria, che ha esposto le sue critiche intervenendo all'incontro "Il ruolo del nucleare nello scenario energetico globale", organizzato il 10 dicembre a Roma, presso la Camera dei deputati, per presentare il rapporto "World Energy Outlook 2010" dell'Agenzia internazionale per l'energia (AIE).

Come ha spiegato Galli, l'interesse delle aziende italiane è forte: «Esiste una potenziale filiera del nucleare italiano all'interno della quale troviamo oltre 550 importanti imprese potenzialmente interessate a beneficiare di una quota che si aggira attorno al 55% degli oltre 30 miliardi di investimenti previsti dal governo».

A questo fermento industriale, secondo Galli, non corrisponde altrettanta solerzia in ambito politico: «Si è acuito il divario fra il sistema delle imprese che sono ormai pronte a fare la loro parte nello sviluppo della tecnologia nucleare e l'assenza di un quadro normativo di riferimento che consenta di agire concretamente sul fronte degli investimenti».

Uno dei problemi principali è che l'attuazione del programma nucleare sta andando troppo a rilento: «È in forte ritardo in tutta la sua fase attuativa, solo in parte dovuto all'assenza per quasi sei mesi di un titolare del dicastero dello sviluppo economico».

Galli teme che gli intoppi politici possano compromettere lo sviluppo industriale: «Tutto questo potenziale rischia di rimanere lettera morta se non si accelera la definizione delle regole di qualificazione, dei provvedimenti sulla sicurezza nella gestione dei rifiuti. Per fare questo è necessario che l'Agenzia "quasi" costituita sia perfezionata nelle nomine e messa nelle condizioni di agire al più presto con risorse adeguate».

Il clima politico certo non aiuta: «Il dibattito pubblico si sviluppa per estremismi e siamo preoccupati delle reazioni e dei toni delle ultime settimane». Secondo Galli serve un approccio più equilibrato e che soprattutto coinvolga il settore energetico a 360 gradi: «È necessario affrontare con serenità un dibattito sulla situazione energetica del Paese nella sua dimensione culturale in modo chiaro e costruttivo».

Per questo Galli chiede «a tutte le forze di adoperarsi per un confronto pubblico e trasparente che coinvolga le componenti sociali e restituisca a tutti i cittadini il diritto a essere informati correttamente sulle conseguenze delle scelte energetiche e ambientali sul piano della sicurezza, della sostenibilità ambientale e dei costi economici».



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