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ITALIA - Politica
16-12-2010
Come dovranno essere le centrali italiane

Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha reso nota la direttiva con i requisiti tecnici che dovranno essere soddisfatti dalle prossime centrali nucleari italiane.
Il parametro fondamentale è l'impiego di reattori di terza generazione, cioè con «sistemi di protezione, di controllo e di sicurezza dell'impianto in grado di migliorare, rispetto ai reattori nucleari della medesima filiera tecnologica in esercizio nei principali Paesi industrializzati [..] la prevenzione di possibili eventi incidentali e la mitigazione delle loro conseguenze, nonché il grado di protezione per il personale di esercizio, le popolazioni e l'ambiente».
La delibera raccomanda poi i criteri dell'efficienza nell'uso del combustibile e della riduzione dell'impatto ambientale. Sono richieste inoltre la collaborazione con industrie «in possesso delle competenze per la progettazione e la gestione dell'impianto» e l'esistenza di impianti analoghi in Paesi industrializzati. Infine gli impianti dovranno avere una durata della vita operativa «non inferiore ai sessanta anni».
Fra i modelli di terza generazione il Cipe non spinge verso un reattore particolare. Anzi, la relazione tecnica che accompagna la delibera esamina tutti i principali progetti esistenti: la categoria ad acqua pressurizzata, che comprende i favoriti, cioè l'EPR dell'Areva e l'AP1000 della Westinghouse, e quella ad acqua bollente, cioè l'ESBWR della General Electric e l'ABWR (l'unico modello di terza generazione già in attività, in Giappone).
I reattori di quarta generazione non sono invece considerati, in quanto «la loro fattibilità tecnologica sarà presumibilmente definita a progetto solo nell'arco dei prossimi due decenni. Il prototipo commerciale necessario per la verifica del progetto sarà verosimilmente disponibile nel corso dell'ulteriore decennio successivo».
La delibera del Cipe passerà ora all'esame della Conferenza unificata.
(Nessum commento.)



