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22-12-2010

Anche i reattori di ricerca russi passeranno all’uranio a basso arricchimento



Anche i reattori di ricerca russi passeranno all’uranio a basso arricchimento

La Russia vuole convertire l'alimentazione dei propri reattori di ricerca dall'uranio ad alto arricchimento a quello a basso arricchimento, dopo aver contribuito a fare lo stesso in molti altri Paesi.

In base a un accordo firmato fra la società nucleare statale russa Rosatom e il Dipartimento dell'energia americano, i due enti collaboreranno per far passare all'uranio a basso arricchimento un primo lotto di 6 reattori di ricerca russi: quelli dell'Università nazionale per la ricerca nucleare, dell'Istituto Kurciatov di Mosca e dell'Istituto di ricerca sui reattori atomici di Dimitrovgrad (regione del Volga).

Secondo Sergei Kirienko, capo della Rosatom, la conversione sarà effettuata nei casi in cui sarà giudicata economicamente e tecnicamente fattibile in base a studi dettagliati.

La maggior parte dei reattori di ricerca in tutto il mondo erano stati concepiti per essere alimentati con uranio ad alto arricchimento, cioè con una percentuale superiore al 20% di uranio 235. Per evitare il rischio che questo materiale potesse essere usato a scopi militari, Stati Uniti e Unione Sovietica avevano avviato alla fine degli anni Settanta un programma per convertire all'uranio a basso arricchimento i reattori dei Pesi terzi, in modo che l'uranio ad alto arricchimento non utilizzato potesse tornare sotto il controllo di una delle due superpotenze.

Secondo Kirienko, dall'inizio del programma sono state recuperate 2,7 tonnellate di uranio ad alto arricchimento, sufficienti per costruire 112 testate nucleari. Negli ultimi mesi anche i reattori adibiti alla produzione di isotopi medici hanno iniziato a passare all'uranio a basso arricchimento.



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