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MONDO - Commenti
24-12-2010
Il riprocessamento è la soluzione per l’America

È paradossale: la tecnica del riprocessamento delle scorie radioattive è nata in America, ma gli Stati Uniti insistono nel non volerla adottare. Secondo Bernard Weinstein, direttore associato del Maguire Energy Institute di Dallas (Texas), sarebbe questa la soluzione giusta per il problema delle scorie americane.
La questione è tornata di grande attualità per vari motivi, a partire dal rilancio dell'energia nucleare voluto dal presidente Barack Obama e dal segretario all'energia Steven Chu, che ha anche proposto di annoverarla fra le "tecnologie pulite". Ma soprattutto, il problema si è riproposto in seguito alla decisione di Obama di accantonare il progetto di deposito unico di scorie a Yucca Mountain (Nevada), l'opzione perseguita dal governo americano a partire dal 1982. Infine, il 29 gennaio 2010 Chu ha nominato una Commissione per valutare le alternative tecnologiche più indicate.
Al momento 60.000 tonnellate di combustibile esaurito sono conservate in modalità temporanea in 65 impianti sparsi per tutti gli Stati Uniti. Secondo Weinstein «Il riprocessamento, insieme a un deposito temporaneo unico, è una soluzione molto più sensata rispetto alla situazione attuale, in cui il materiale è mantenuto a tempo indefinito nelle centrali».
Weinstein propone quindi un ripensamento sul divieto americano, ormai obsoleto, di riprocessare le scorie. Il bando era stato deciso dal presidente Jimmy Carter negli anni Settanta, per ridurre i rischi di proliferazione nucleare, cioè il trasferimento a Paesi ostili di materiali potenzialmente utili per la fabbricazione di armi nucleari.
«Ma questo», osserva Weinstein, «non ha impedito il riprocessamento a Francia, Regno Unito, Russia, Cina e Corea del Sud. E neanche un grammo di plutonio è mai stato sottratto agli impianti di questi Paesi per essere dirottato verso fabbriche di armi». Non solo: alcuni di questi impianti offrono il servizio anche ad altri Paesi. Per esempio l'Italia ha inviato una parte importante delle sue scorie in Francia: torneranno, in quantità molto minore, dopo il riprocessamento.
Secondo Weinstein i benefici sarebbero numerosi: «Con il riprocessamento, l'uranio e il plutonio presenti nel combustibile esaurito sono rimossi e trattati chimicamente in modo da formare un ossido misto che può essere riutilizzato come combustibile. Si può riprocessare fino al 95% del combustibile esaurito: solo il 5% dunque dovrà essere conservato per secoli per lo smaltimento della radioattività. In questo modo si semplificherà il problema dell'immagazzinamento delle scorie. Inoltre, ricavando ulteriore energia si produrrà elettricità per le case degli americani, favorendo l'economia e riducendo le emissioni di gas serra».
Il riprocessamento «dovrebbe essere la priorità sull'agenda della Commissione» nominata da Chu, conclude Weinstein. Anche perché l'incertezza sul futuro delle scorie potrebbe essere un ostacolo per la maturazione del rinascimento nucleare americano.
Paolo Gangemi
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