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10-01-2011

L’Italia è in ritardo, per colpa della politica



L’Italia è in ritardo, per colpa della politica

Il programma nucleare italiano è già in ritardo sulla tabella di marcia: l'avvio della prima centrale potrebbe slittare dal 2020 al 2025. Le cause non sono tecniche ma soprattutto politiche.

L'accusa viene da Giovanni Battista Zorzoli (nella foto), ingegnere nucleare e autore di numerose pubblicazioni nel campo energetico, oltre che presidente dell'associazione Ises Italia per le energie alternative. In un'intervista alla Stampa, Zorzoli parte dall'iter per l'Agenzia di sicurezza nucleare: la nomina dei componenti del consiglio direttivo è arrivata tardi, e per giunta uno dei membri designati (Michele Corradino, proposto dal ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo) è stata bocciata da parte delle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera.

Secondo Zorzoli, «anche quando ci sarà il quintetto del collegio si dovrà ancora decidere la sede dell'Agenzia, che il ministro Scajola voleva a Genova, e poi bisognerà trasferirci il personale. Ma il nucleare non si può fare coi fichi secchi: la legge stabilisce che vadano prese 50 persone dall'Enea e 50 da Ispra senza oneri aggiuntivi, ma si tratta di vecchi, e invece ci vorrebbero 200 o 300 giovani da far viaggiare in Europa. E dove sono questi giovani, se le nostre università sfornano solo un centinaio di esperti di nucleare ogni anno, già assorbiti da altre occupazioni?».

Finora solo l'approvazione della legge, nel 2009, ha rispettato i tempi previsti. Secondo il programma iniziale il sito per la prima centrale doveva essere individuato entro il 2010, mentre ora la prima data plausibile è il 2012. Tutte le altre tappe slitteranno di conseguenza: secondo Zorzoli la procedura autorizzativa, se tutto va liscio, «richiederà non meno dei 2 anni che ci vogliono in Francia, dove hanno già esperienza». L'approvazione della prima centrale, prevista per il 2012, non sarà dunque rilasciata prima del 2014-2015, e la prima pietra sarà posta nel 2015 o nel 2016 anziché nel 2013.

Da questo punto in poi la tabella di marcia dipenderà dai tempi dei cantieri. I primi reattori Epr, in costruzione a Flamanville (Francia) e Olkiluoto (Finlandia), sono a loro volta in ritardo. In Cina, invece, i lavori per i due reattori Epr di Taishan sono puntuali, in parte grazie all'efficienza della manodopera locale, ma anche perché hanno evitato gli errori compiuti in Francia e in Finlandia. Zorzoli però è pessimista per quanto riguarda l'Italia: «l'esperienza di Epr in Finlandia e a Flamanville, in Normandia, dimostra che per costruire un Epr servono non 5 anni, ma come minimo 7. Quindi, se tutto va bene, la prima centrale italiana sarà finita nel 2022».

A conferma delle sue idee, Zorzoli cita il rapporto "Energia e ambiente - Analisi e scenari" dell'Enea: valutando lo scenario energetico dell'Italia nel prossimo futuro, il documento considera la data del 2025 come probabile inizio della produzione di energia nucleare, e non il 2020 indicato dal programma del governo.



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