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MONDO - Uranio e combustibile



10-01-2011

La Cina ha iniziato a estrarre uranio in Africa



La Cina ha iniziato a estrarre uranio in Africa

Il giacimento di Azelik, in Niger (Africa occidentale) ha iniziato il 30 dicembre 2010 la produzione di uranio per la Société des Mines d'Azelik SA (SOMINA), una joint venture fondata nel 2007 da Cina e Niger. È la prima miniera di uranio che la Cina gestisce all'estero.

La SOMINA è controllata al 37,2% dalla China Nuclear International Uranium Corporation (Sinou), di proprietà della società nucleare statale China National Nuclear Corporation (CNNC). Il governo del Niger ha il 33%, mentre il resto appartiene alle società di investimenti cinesi ZXJOY Invest e Trendfield Holdings.

L'area mineraria di Azelik comprende tre diversi giacimenti, per un totale stimato di 11.227 tonnellate di uranio. A un ritmo di estrazione di 700 tonnellate all'anno, le attività dureranno 17 anni.

La Cina sta cercando di espandersi sul mercato dell'uranio per sostenere i propri progetti nucleari megalomani: dagli attuali 13 reattori, con una potenza complessiva di circa 9000 MW, vuole arrivare a 90 reattori nel 2020, per un totale di 80.000 MW, cifra poi alzata addirittura a 112.000 MW. Anche considerando una stima di "soli" 90 reattori, il fabbisogno di uranio arriverebbe nel 2020 a 14.000 tonnellate.

Perciò la Cina sta studiando anche soluzioni tecnologiche, come il riprocessamento del combustibile e l'adozione di reattori al torio, sostanza di cui è ricca. Ma le miniere di uranio restano un obiettivo primario per il programma nucleare cinese. A questo proposito il Niger è uno dei Paesi più promettenti del mondo: la produzione è iniziata nel 1970 ed è stata sfruttata finora soprattutto dalla Francia, il suo ex Paese colonizzatore. Le due principali miniere, quelle di Arlit e Akouta, sono fra le 10 più grandi al mondo, e sono controllate dalla francese Areva. Lo stesso vale per la miniera di Imouraren, che inizierà la produzione nel 2013 e sarà la più grande del Paese.



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