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MONDO - Scorie
12-01-2011
Bonificare la radioattività con i batteri

I batteri potrebbero essere uno strumento per tutelare la salute e l'ambiente: gli scienziati dell'Idaho National Laboratory americano stanno studiando la possibilità di usarli per rendere inoffensivi determinati materiali radioattivi prodotti da impianti nucleari.
La tecnica riguarda lo stronzio 90, un isotopo radioattivo prodotto dagli impianti di ricerca nucleare. I metodi adottati attualmente evitano ogni contatto dello stronzio con l'ambiente, ma non tutta la radioattività rilasciata dagli impianti americani nei decenni passati è stata bonificata, in particolare negli Stati di Washington e Idaho (Stati Uniti nord-occidentali).
Dove la concentrazione di stronzio 90 era maggiore, sono stati effettuati scavi immani per portare alla superficie tutti i materiali contaminati. Ma i siti in cui la concentrazione di elementi radioattivi è minore sono troppi per poter pensare a scavarli tutti. È stata tentata allora la tecnica di estrarre l'acqua contaminata, ma si è rivelata molto costosa e soprattutto inefficace: la maggior parte dello stronzio era incastonato in formazioni solide.
Così è nata la nuova idea: invece di portare lo stronzio 90 in superficie, con tecniche costose e non del tutto affidabili, la soluzione potrebbe essere quella di lasciarlo nel sottosuolo, costruendogli intorno una "gabbia" per impedirgli di porre rischi per la salute.
È qui che entrano in gioco i batteri. I ricercatori americani sono riusciti in laboratorio a sfruttarli per produrre la calcite, un minerale a base di calcio. La calcite è in grado di intrappolare lo stronzio 90 a lungo, sicuramente molto più a lungo del tempo che rimane radioattivo.
Il meccanismo è relativamente semplice: i batteri utilizzando un enzima, l'ureasi, per produrre ammonio e carbonati a partire da acqua e urea (un fertilizzante poco costoso a base di azoto). I carbonati a loro volta si uniscono poi al calcio, formando la calcite, mentre l'ammonio scrosta lo stronzio 90 dalle rocce a cui è attaccato: come risultato lo stronzio viene ingabbiato nella calcite in modo stabile.
«I batteri hanno capacità straordinarie, che la gente non sospetta neanche. Noi ora abbiamo gli strumenti per sfruttarle», ha dichiarato James Henriksen, un microbiologo dell'INL che ha partecipato alla ricerca.
Ora gli scienziati devono passare alla fase successive: verificare se gli esperimenti di laboratorio si potranno replicare facilmente nel sottosuolo. Le premesse ci sono: i campioni di terreno prelevati nelle zone interessate hanno mostrato che sia il calcio sia i batteri necessari sono presenti in abbondanza.
Paolo Gangemi
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