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13-01-2011

Il Medio Oriente in primo piano



Il Medio Oriente in primo piano

L'area che va generalmente sotto il nome di Medio Oriente, spesso in primo piano nelle cronache europee a proposito di petrolio, ha fatto parlare di sé recentemente per un'altra fonte di energia: il nucleare. Quasi tutti i Paesi della regione hanno avviato o stanno considerando un programma nucleare, e per molti di loro l'inizio del 2011 segna un momento cruciale.

La mossa più recente è quella della Giordania, che il 9 gennaio 2011 ha firmato un'intesa in materia di energia nucleare con la Romania, dopo aver firmato accordi di collaborazione con società russe, francesi, canadesi, coreane, spagnole, britanniche, cinesi, giapponesi e argentine. L'intenzione del governo è di sfruttare l'energia nucleare non solo per produrre elettricità, ma anche per desalinizzare l'acqua di mare e sopperire così alla scarsità cronica di acqua potabile nel Paese.

Negli stessi giorni il governo turco ha ribadito la sua ferma intenzione di proseguire sulla strada intrapresa: il ministro dell'energia Taner Yildiz ha dichiarato che l'energia nucleare è un diritto della Turchia, e che il Paese guarderà in tutte le direzioni per arrivare all'obiettivo. Per la prima centrale è già stato firmato un accordo con la Russia, mentre per la seconda sembrava favorita la Corea del Sud. Recentemente però l'offerta economica coreana è stata giudicata eccessivamente costosa: sono risalite così le quotazioni della Francia e soprattutto del Giappone, aumentate ancora dopo la visita di Yildiz alla centrale giapponese di Kashiwazaki-Kariwa.

L'unica centrale nucleare già costruita in Medio Oriente è quella di Bushehr, in Iran, dove il 21 agosto 2010 è iniziata l'ultima fase prima dell'inizio dell'attività commerciale: sono in corso da un lato il rifornimento di combustibile, dall'altro le operazioni di sorveglianza da parte dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (IAEA).

È a buon punto con il suo programma anche l'Egitto, che ha già scelto il sito della prima centrale: sorgerà ad al-Dabaa, sulla costa mediterranea a circa 200 chilometri a nord-ovest del Cairo.

L'Arabia Saudita, il più esteso Paese della regione e il primo produttore di petrolio al mondo, non solo progetta di costruire centrali nucleari, ma punta anche sull'innovazione tecnologica: il re Abdullah ha deciso di edificare un'avveniristica città del nucleare e delle energie rinnovabili, per promuovere la ricerca e incoraggiare gli investimenti.

Anche i piccoli Stati del Golfo Perisco, ricchissimi grazie al petrolio, stanno guardando al nucleare come un modo per diversificare il proprio mix energetico.

A fare da apripista sono gli Emirati Arabi Uniti, che stanno portando avanti un programma nucleare ambizioso in tempi rapidi: è già stato identificato il sito per le prime centrali, affidate alla società coreana Kepco, ed è già stata presentata la richiesta per la licenza.

Sulla scia degli Emirati si sono avviati il Kuwait, che progetta per il 2020 di avviare il primo di 4 reattori, e il Qatar, che ha firmato un accordo di collaborazione con la Russia. Perfino il minuscolo Bahrein (un'isoletta più piccola della provincia di Lecco) punta a produrre energia nucleare entro il 2017.

In Libano l'opzione nucleare è sostenuta da Hassan Nasrallah, leader del partito sciita Hezbollah, secondo cui non solo risolverebbe i problemi energetici del Paese, ma garantirebbe anche un surplus di elettricità che potrebbe essere venduta ai Paesi vicini, come Siria e Cipro.

Infine, l'Iraq ha ottenuto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la revoca del divieto di dotarsi di centrali nucleari: un riconoscimento ai progressi compiuti dal Paese sulla via della trasparenza e della democrazia dopo la dittatura di Saddam Hussein e la seconda guerra del Golfo.

Paolo Gangemi



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