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MONDO - Ricerca
14-01-2011
Un piccolo reattore per la Westinghouse, un balzo gigante verso l’energia pulita
Sul fronte dei piccoli reattori modulari la Westinghouse esce allo scoperto (ma non troppo) con un annuncio sul numero di dicembre 2010 della propria rivista mensile e2.
Nella penultima pagina campeggia l'orma di un piede con lo slogan "One small modular Westinghouse reactor, One giant step toward clean energy" (Un piccolo reattore modulare della Westonghouse, un balzo gigante verso l'energia pulita), che riprende la famosissima frase pronunciata da Neil Armstrong posando il primo piede sulla Luna.
L'avviso non specifica dettagli tecnici, ma presenta i piccoli reattori modulari come «la prossima innovazione nell'energia affidabile e sicura». La Westinghouse si dice rivolta al futuro e perciò interessata ai reattori modulari, «facilmente trasportabili e più affidabili nella costruzione».
Nello stesso numero della rivista Kate Jackson, vicepresidente del settore Ricerca e tecnologia della Westinghouse, definisce i reattori modulari come uno degli obiettivi a breve termine della società, che «sta portando avanti la ricerca in questo campo da oltre 15 anni». I piccoli reattori, con una potenza minore o uguale di 300 MW, sono guardati con interesse sempre maggiore dal mercato globale: «Possono ridurre le emissioni di anidride carbonica dei Paesi che non si possono permettere reattori da 1100 MW per motivi economici, tecnici o ambientali, come per esempio la scarsità di acqua». Kate Jackson ricorda poi che Steven Chu, segretario all'economia degli Stati Uniti, li ha inseriti fra le opzioni per contrastare il riscaldamento globale.
In effetti i reattori modulari sono considerati da molti una delle tecnologie del futuro: oltre alla Westinghouse ci stanno lavorando colossi come la General Electric-Hitachi e la Babcock & Wilcox, ma anche piccole società come la NuScale, la Hyperion e la Intellectual Ventures, che è giovane ma ha l'appoggio della TerraPower di Bill Gates.
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



