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17-01-2011

Stavolta il referendum è “integrale”



Stavolta il referendum è “integrale”

Il prossimo referendum, se approvato, farebbe «sparire qualsiasi riferimento al nucleare contenuto in recenti provvedimenti legislativi». Lo spiega in un intervento sul sito Staffetta quotidiana Giovanni Battista Zorzoli (nella foto), ingegnere nucleare e autore di numerose pubblicazioni nel campo energetico, oltre che presidente dell'associazione Ises Italia per le energie alternative.

Zorzoli sottolinea la differenza con i tre referendum del 1987, che non chiedevano la chiusura delle centrali nucleari, ma l'abrogazione di tre specifici articoli: il diritto del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti, il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone e la possibilità per l'Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all'estero.

Perciò, osserva Zorzoli, «l'abrogazione di tali norme non avrebbe di per sé impedito di proseguire l'esercizio delle tre centrali in funzione e nemmeno di completare gli impianti di Montalto di Castro e di Trino 2». La fine del primo programma nucleare italiano è stata decisa dal governo e dal Parlamento come risultato dell'atmosfera politica che aveva portato ai referendum (e che era stata rafforzata dal loro esito).

Nonostante l'incognita del voto popolare, secondo Zorzoli un'iniziativa legislativa era necessaria per avviare il programma nucleare. Una serie di decisioni amministrative (quindi non soggette a referendum) poteva infatti bastare in teoria a costruire nuove centrali nucleari, ma non in pratica: «Se all'interno di un mercato liberalizzato non si introducono misure specifiche a favore del nucleare, nessuna impresa sarebbe disposta ad assumersi i rischi, in prima luogo finanziari, che si determinerebbero in assenza di protezioni ad hoc. Ne è un tipico esempio la norma, di cui il referendum chiede l'abrogazione, che riconosce a chi investe nel nucleare la "copertura finanziaria e assicurativa contro il rischio di ritardi nei tempi di costruzione e messa in esercizio degli impianti per motivi indipendenti dal titolare dell'autorizzazione unica". Oppure "le misure atte a favorire la costituzione di consorzi per la costruzione e l'esercizio degli impianti formati da soggetti produttori di energia elettrica e da soggetti industriali anche riuniti in consorzi", così da garantire contratti a lunghissimo termine di compravendita dell'energia a condizioni economiche predeterminate».

Zorzoli si chiede poi se è pronosticabile il raggiungimento del quorum: da un lato il crescente disinteresse per la politica ha fatto fallire l'obiettivo di tutte le ultime consultazioni referendarie; dall'altro l'energia nucleare, e in misura anche maggiore la privatizzazione dell'acqua potabile, sono argomenti vicini alla sensibilità dell'opinione pubblica.



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