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21-12-2011

Ma non è colpa della verdura



Ma non è colpa della verdura

Povero Otsuka Norikazu. Prima di tutto perché è malato di leucemia. E poi perché la sua devozione al servizio del governo si è rivelata controproducente. Norikazu, per dimostrare che le informazioni sull'incidente nucleare di Fukushima erano state esagerate, aveva mangiato in diretta televisiva una porzione di verdura proveniente dalla zona contaminata: un atto di grande coraggio, oltre che - come nelle sue intenzioni - di grande effetto spettacolare.

Proprio l'effetto mediatico ha aggiunto al danno la beffa quando si è venuto a sapere della sua malattia: un gesto che voleva dimostrare l'innocuità del cibo ha finito per convincere l'opinione pubblica giapponese e mondiale che effettivamente la contaminazione di Fukushima era allarmante.

In realtà però le cose non stanno proprio così. Giorgio Trenta, presidente dell'Associazione italiana di radioprotezione medica, ha spiegato che:

  • innanzitutto la quantità di materiale radioattivo eventualmente ingerito era decisamente scarsa: «il fondo naturale di radiazioni avrebbe una responsabilità ben maggiore»
  • in secondo luogo la letteratura scientifica non ha mai rilevato associazioni tra questa forma di leucemia e le radiazioni, neanche nel caso di Hiroshima e Nagasaki
  • infine, il minimo periodo di latenza per le leucemie è di almeno due anni. «Quindi il caso è fuori da qualsiasi scientifica, razionale e logica possibile correlazione con la dose ricevuta».

Così ha concluso Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di oncologia medica all'Istituto nazionale tumori di Aviano (Pordenone): «Quella leucemia era, con ogni probabilità, già presente al momento del terremoto, anche se non diagnosticata, anche perché decorre per anni senza sintomi e senza dare segni di sé».

La lealtà dei giapponesi alle istituzioni è leggendaria. Durante la seconda guerra mondiale, un ingegnere partecipò a una spedizione a bordo di un sottomarino che lui stesso aveva progettato. Per un errore tecnico, l'aria si esaurì prima che il sommergibile riuscisse a emergere, causando la morte di tutto l'equipaggio. I suoi ultimi minuti di vita, l'eroico ingegnere giapponese li dedicò a scrivere dove aveva sbagliato, in modo che in seguito i suoi colleghi potessero correggere l'errore.

Ora anche Norikazu, se e quando la sua malattia lo porterà alla tomba, sarà considerato un martire della devozione giapponese. Solo che lui non ha commesso errori tecnici. È stato solo molto sfortunato.



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