Spigolature
26-11-2010
È anche una questione di nomi?
Tutti i pubblicitari sanno che l'appeal di un prodotto dipende in buona misura dal nome. E lo stesso vale per il titolo di un romanzo, di un film, eccetera. Le grandi industrie infatti riservano grande importanza alla decisione dei nomi dei prodotti.
Fra le fonti di energia c'è un'evidente asimmetria: le centrali a carbone e a petrolio portano il nome del combustibile, non della tecnica. Le centrali nucleari (o peggio atomiche) hanno il nome della tecnica. Eppure sono molto simili alle centrali a carbone: generano calore a partire da una materia prima, e con il calore producono energia; cambia solo il modo in cui il calore è generato.
Coerenza vorrebbe che si chiamassero centrali a uranio; in questo caso forse anche la loro rappresentazione nell'immaginario collettivo italiano sarebbe meno spaventosa. Almeno una parte degli antinuclearisti a prescindere, quelli che non vorrebbero le centrali nucleari neanche se avessero risposte convincenti e tranquillizzanti a tutte le loro preoccupazioni, sarebbero forse meno granitici nel rifiuto.
Forse è una nemesi: l'entusiasmo che l'energia nucleare ha suscitato nel dopoguerra ha coniato questo nome che all'epoca era senza dubbio molto più invogliante, forse anche un vantaggio promozionale, e ora è diventato un fardello. Forse fra qualche decennio (ma speriamo di no) anche il termine "energia eolica" comporterà una sfumatura sinistra per la maggioranza degli italiani, e si penserà che "centrali a vento" suona più innocuo.
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