Anche gli Stati Uniti ricicleranno le scorie radioattive?

Anche gli Stati Uniti ricicleranno le scorie radioattive? Anche gli Stati Uniti stanno prendendo seriamente in considerazione l’idea del riciclo del combustibile nucleare usato.

Dopo l’abbandono, da parte del presidente Barack Obama, dell’ipotesi di un deposito unico di scorie a Yucca Mountain, la commissione nominata dal segretario all’energia Steven Chu per decidere una nuova strategia nazionale sta ascoltando le opzioni migliori secondo gli esperti. E proprio il riciclo sembra una delle più apprezzate.

Anche gli Stati Uniti ricicleranno le scorie radioattive?

Parlando alla commissione, Alan Hanson, vicepresidente del settore combustibile esaurito della filiale americana dell’Areva, ha ricapitolato i vantaggi di questa scelta: riduzione del 75% della quantità di scorie di alto livello (le più radioattive) e del 90% della loro tossicità. Soprattutto, Hanson ha sottolineato che il riciclo comporterebbe una maggiore disponibilità di combustibile: «Se si riciclassero le 60.000 tonnellate di scorie degli Stati Uniti, si produrrebbe l’equivalente di 8 anni di rifornimento di combustibile per tutti i 104 reattori americani».

Per tutti questi motivi molti Paesi, fra cui la Francia, il Regno Unito, la Russia e il Giappone, da tempo riciclano le proprie scorie e offrono lo stesso servizio ad altri Paesi, fra cui l’Italia: importano il combustibile esaurito e lo restituiscono dopo averlo riciclato.

L’unico lato negativo, per cui gli Stati Uniti si sono finora rifiutati di riciclare il combustibile, è il rischio teorico di proliferazione nucleare. Escludendo l’eventualità che il materiale nucleare americano cada in mani pericolose, secondo Hanson «l’unica ragione rimanente contro il riciclo è che l’esempio potrebbe essere seguito da altri Paesi. Ma questa politica finora non ha impedito che la Russia, il Giappone, la Francia e il Regno Unito costruissero impianti per il riciclo, né in futuro lo impedirà alla Cina o all’India».




In precedenza, anche Jack Fuller, amministratore delegato del gruppo General Electric-Hitachi Nuclear Energy, si era pronunciato a favore del riciclo di fronte alla commissione: «L’attuale approccio americano altera la percezione dell’energia nucleare da parte dell’opinione pubblica, ostacola lo sviluppo economico, penalizza la programmazione a lungo termine e spreca decenni di ricerca tecnologica». La soluzione secondo lui è chiara: «Ci fanno credere che il problema delle scorie sia troppo complesso, ma concettualmente non è più difficile di quello dei rifiuti domestici: riciclarli e riutilizzarli».

Per gli Stati Uniti sarebbe anche l’opportunità per riprendere la testa della ricerca tecnologica: «Un impianto americano per il riciclo non sarebbe la semplice copia di quelli inglesi, francesi o giapponesi, ma sfrutterebbe le tecnologie più avanzate», ha concluso Hanson.

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Autore di Nuclear News. Appassionato di Internet e di divulgazione delle informazioni in rete, soprattutto quelle che riguardano l'ambiente in genere.

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