Ricavare uranio dalle centrali a carbone

Viene spesso sottolineato che le centrali a carbone emettono maggiore radioattività delle centrali nucleari. La causa sono le particelle di elementi radioattivi, in particolare uranio e torio, presenti nelle ceneri che fuoriescono dalle ciminiere. Sono proprio queste particelle che la società canadese Sparton Resources ha deciso di raccogliere per produrre combustibile nucleare.

Il progetto pilota di questa tecnologia, in corso alla centrale a carbone di Lingang, nella provincia cinese dello Yunnan (Sud del Paese) dimostra che la concentrazione dell’uranio nelle ceneri di carbone è di 300 parti per milione: un ordine di grandezza paragonabile alle 1000 parti per milione, la soglia attualmente stabilita per procedere all’estrazione dell’uranio. Per isolare l’uranio dalle altre sostanze presenti nelle ceneri, la tecnica elaborata dalla Sparton consiste nell’aggiungere acqua, acido solforico e acido cloridrico (in alcuni casi anche acido nitrico), in modo da formare una miscela semi-solida.

Ricavare uranio dalle centrali a carbone
Ricavare uranio dalle centrali a carbone

Gli acidi sciolgono l’uranio, che si può così filtrare prima con un setaccio per scartare i composti organici e poi con una speciale resina. Infine si separa l’uranio dalla resina con una soluzione di carbonato d’ammonio. Il processo è economicamente conveniente: la complessità della tecnica è compensata dal risparmio sui costi di estrazione. Infatti un chilo di uranio viene prodotto al costo di 60 euro: una cifra che consente un discreto margine di guadagno, calcolando il prezzo di vendita di 70 euro al chilo.




Per la Cina, leader del nuovo rinascimento nucleare ma povera di giacimenti di uranio, la ricerca di fonti alternative all’estrazione mineraria è una priorità strategica per non dipendere dalle importazioni: il Paese vuole ricavare uranio «da tutte le fonti possibili», ha dichiarato Wang Hongfang, manager della China National Nuclear Corporation (CNNC).

Le altre fonti possibili sono le miniere di altri metalli (oro, rame, nichel e zinco), gli scarti della produzione di fertilizzanti e, in progetti più futuribili e al momento costosi, anche dall’acqua degli oceani, che ne contengono quantità praticamente inesauribili. Attualmente però la sorgente principale di combustibile nucleare alternativa alle miniere sono le armi atomiche dismesse, soprattutto quelle russe.

Paolo Gangemi

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Autore di Nuclear News. Appassionato di Internet e di divulgazione delle informazioni in rete, soprattutto quelle che riguardano l'ambiente in genere.

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